Taranto, straordinaria cittadina pugliese affacciata sul mar ionio, nasconde nel suo arredo urbano straordinari capolavori artistici che raccontano secoli di storia legati alla “città dei due mari”. Testimonianze legate a singolari epoche come la colonizzazione greca, quando la città divenne parte integrante della “Magna Grecia”, oppure come il periodo normanno bizantino. Proprio a questo periodo risale la fondazione della basilica cattedrale di San Cataldo, patrono della città e contestualmente anche la fondazione della cripta della cattedrale. Essa è caratterizzata dalla presenza di colonne basse che dividono lo spazio in due navate che trasmettono a chi vi entra alla scoperta di essa, grazie alle piccole dimensioni dello spazio, una dimensione basata su un rapporto intimo con la fede. Questo aspetto lo si nota anche guardando le figure affrescate, la cui datazione copre un ampio arco temporale che va dal XIII/XIV fino al XV secolo.
Particolare degli affreschi della cripta della cattedrale di San Cataldo, figure di santi tra cui è riconoscibile Sant’Antonio abate, XIII/XIV sec
Particolare degli affreschi della cripta della cattedrale di San Cataldo, figure di santi tra cui San Cataldo, Santa Maria Maddalena e Santa Maria egiziaca, XIII/XIV sec.
Questa prima parte del nostro viaggio alla scoperta delle tracce affrescate, ci porta a scoprire una pittura legata agli schemi tipici dell’ arte bizantina. Lo notiamo osservando lo sguardo fisso al centro, quasi nel vuoto, che si riscontra nelle figure di Sant’ Antonio Abate e di Santa Maria Maddalena e che ritorna, se pur in maniera più lieve nel San Cataldo benedicente raffigurato nella parte stratificata che sovrasta la parete entro cui vi sono raffigurate Santa Maria Maddalena, anch’essa nell’ atto di benedire e Santa Maria Egiziaca nell’ atto di ricevere la comunione dal monaco Zosimo che le viene impartita non secondo il rito latino con l’ ostia ma secondo il rito greco bizantino, ossia attraverso l’ utilizzo di pezzi di pane imbevuti nel vino. Questo particolare rituale è ancora oggi possibile ammirarlo presso le comunità arbereshe del sud Italia che ancora seguono nelle loro celebrazioni ecclesiastiche il rito greco bizantino.
Come detto in precedenza, il San Cataldo, databile al XIV sec., si distacca leggermente dalla tradizione iconografica bizantina basata sullo sguardo fisso nel vuoto verso il centro, ma assume un leggero dinamismo nello sguardo lievemente rivolto verso la sinistra dell’ osservatore. Il santo monaco irlandese lo si riconosce dal nome riportato in latino in alto a destra dell’ osservatore, oltre che dagli attributi tipici come il pastore e la mitra vescovile. Il modo di raffigurare la bocca del santo è tipico dell’ iconografia medioevale trecentesca e fa pensare ad un anonimo artista che sembra si rifaccia allo stile di Simone Martini, sulla falsa riga del San Ludovico di Tolosa che incorona Roberto d’Angiò, conservato a Napoli nel museo di Capodimonte. Stando a questa ipotesi verrebbe da pensare ad una committenza attenta alle innovazioni che grazie all’ entrata in scena della pittura senese nell’ arte napoletana per opera di Simone Martini, si sarebbero diffuse in ogni zona del regno di Napoli.
San Cataldo, XIV sec., particolare degli affreschi della cripta della cattedrale di San Cataldo a Taranto
Simone Martini, San Ludovico di Tolosa che incorona Roberto d’Angiò re di Napoli, 1317, tempera e oro su tavola, Napoli, museo di Capodimonte
Le testimonianze artistiche affrescate della cripta della cattedrale di San Cataldo a Taranto non si limitano solo ai secoli presi in esame. Trascorso il periodo bizantino e quello legato alle innovazioni trecentesche, vi sono inoltre due testimonianze di affreschi legate al XV secolo, che ci raccontano invece di un’ altra epoca in cui nell’ arte dell’ Italia meridionale cominciava a manifestarsi una cultura di tipo gotico catalana che, grazie alla dominazione aragonese si andava sviluppando a Napoli e di conseguenza anche nelle restanti province del regno. Si tratta di due testimonianze affrescate nell’ arcata tra due colonne adiacenti l’ingresso della cripta, in cui si riconoscono San Cataldo, San Francesco d’Assisi e la committente, raffigurata in preghiera in scala ridotta rispetto ai due santi.
San Cataldo, XV sec., Taranto, cripta della cattedrale di San Cataldo
San Francesco d’Assisi e la committente, XV sec., Taranto, cripta della cattedrale di San Cataldo
Osservando le due figure, possiamo captare una evoluzione dello stile pittorico verso una cultura pittorica quattrocentesca, caratterizzata dallo stile gotico catalano che a Napoli vede il suo massimo esponente in Pedro Roviale, detto Roviale Spagnolo ma che a Taranto potrebbe essere riconosciuto nello stesso autore della Deesis del santuario della Madonna delle tre porte a Matera, identificato come il Maestro di Miglionico.
Maestro di Miglionico Deesis (cristo in trono tra la vergine e San Giovanni Battista) II meta del XV sec matera chiesa rupestre della madonna delle tre porte
La figura di San Francesco d’Assisi riporta inoltre alla memoria un momento della storia tarantina in cui si fa menzione del passaggio del poverello in città sulla strada in direzione verso la terra santa. Non a caso a Taranto esiste una struttura, conosciuta oggi come caserma rosaroll, che un tempo era un convento francescano, costruito proprio in memoria della presenza di San Francesco d’Assisi nella città dei due mari.
Attraverso la lettura e la scoperta di queste tracce affrescate prese in esame, la storia dell’ arte italiana e in particolare dell’ Italia meridionale offre ancora una volta alla nostra vista autentiche meraviglie che ancora oggi continuano a narrare secoli di storia portandoci a scoprire lati sorprendenti della nostra identità culturale